“Educare è come seminare. Il frutto non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto.”
C.M.Martini
“Non c’è più rispetto”, “Ai miei tempi questo comportamento non sarebbe mai stato permesso”, “Non ci sono più i giovani di una volta”, “Ormai i figli non ascoltano più i genitori”.
Ma è davvero così? Siamo certi che tutta la responsabilità debba ricadere sui tempi che corrono e su questa nuova generazione di giovani che appare così ingestibile agli occhi degli adulti? O forse sono proprio gli adulti ad essere cambiati?
Eh si, perché i bambini sono sempre bambini, e anche se è vero che la società è molto diversa da quella di venti, trenta o quarant’anni fa e che la sua influenza non è per nulla trascurabile nella crescita dei nostri giovani, l’influenza dei genitori è (o dovrebbe essere) sempre quella più pregnante.
Cosa è successo quindi? Dov’è stato il punto di rottura che ha determinato questo epocale cambiamento?
ACCUDIMENTO O EDUCAZIONE? QUAL E' IL VERO COMPITO DEL GENITORE
Cari genitori, mi dispiace dirvi che il più grande cambiamento è avvenuto in noi: i grandi, gli adulti! Oggi ci si ritrova troppo spesso a non riuscire a porsi come una guida autorevole per i propri figli, sentendo il bisogno per proteggerli dal brutto mondo che c’è fuori dalle mura di casa, di porsi al loro livello e non più al loro fianco. Ciò potrebbe sembrare un vantaggio, un’evoluzione della figura genitoriale, che accorcia le distanze con i propri figli per creare un legame più solido e di maggiore complicità. In verità il risultato potrebbe non essere quello sperato.
Siamo infatti sicuri che ciò di cui i nostri bambini e ragazzi hanno necessità per crescere bene è la figura del genitore amico, confidente, sempre pronto a soddisfare le decine di “bisogni” quotidiani che ci manifestano come una pioggia torrenziale da cui è difficile ripararsi? Questo nuovo modo di essere genitori, che ci pare così all’avanguardia, può in realtà generare non poca confusione nei nostri figli e, talvolta, anche una certa frustrazione. Ci stiamo infatti abituando a intendere il genitore come una figura che accudisce piuttosto che educare.
E dove sta la differenza? Vi starete chiedendo. Non è forse normale accudire i propri figli?
Certamente si, il problema è il significato culturale che oggi ha assunto l’accudimento nel ruolo di genitore. Una smania di protezione costante, di salvaguardia, di controllo di ogni variabile, di soddisfacimento di ogni presunto bisogno, che ha portato bambini e ragazzi a possedere tutto o addirittura più di tutto! Per questo parlo di bisogni “presunti”, perché oramai stiamo parlando di personcine che hanno un eccesso di tutto ciò che potrebbe occorrergli, incluse le attenzioni di mamma e papà.
Certo, è semplice pensare che sia “colpa della società”, e in parte possiamo prenderlo per vero. Ma da chi è composta questa terribile società? Non siamo forse noi ad abitarla e averla resa tale? Il problema oggi è che i figli hanno tutto, glielo diamo come atto d’amore, forse per colmare dei vuoti che ci sentiamo di lasciare perché lavoriamo troppo, perché non abbiamo abbastanza tempo, perché la vita è diventata troppo frenetica. Il risultato non cambia! Cresciamo persone abituate a non avere nemmeno bisogno di desiderare qualcosa, di esprimere un bisogno, di saper attendere o sopportare la frustrazione. Tutto è già servito su un piatto d’argento, spesso ancor prima che il pensiero/desiderio/bisogno possa materializzarsi nella loro testa. Ecco quindi che possiamo parlare di eccesso di accudimento. Il che ci porta direttamente alle frasi nostalgiche con cui si è aperto l’articolo e a una globale insoddisfazione riguardo l’educazione di queste nuove generazioni.
Come ben disse Popper “La nostra pedagogia consiste nel riversare sui fanciulli risposte senza che essi abbiano posto domande, e alle domande che pongono non si dà ascolto”.
LA CHIAVE PER EDUCARE I PROPRI FIGLI? ESSERE UNA GUIDA AUTOREVOLE
Cosa possiamo fare dunque per cercare di migliorare questa situazione?
Dobbiamo tornare a essere una guida autorevole per i nostri figli. Attenzione, autorevole, non autoritaria! Perché è qui la reale differenza tra l’educazione di oggi e quella dei nostri nonni, è qui che dovrebbe essere la rivoluzione!
Essere autorevoli non significa essere rigidi, chiusi al dialogo, pretendere di avere sempre ragione e che i figli debbano scattare a ogni nostro comando. Essere autorevoli vuol dire essere figure di riferimento agli occhi dei figli. Figure ferme ma accoglienti, che sanno impersonare il ruolo di guida, che sanno dare e far rispettare delle regole, senza bisogno di impartire ordini alzando la voce (o peggio, le mani).
“L’educazione è cosa di cuore” amava dire Don Bosco, ma diceva anche “Uno sguardo non amorevole sopra taluni produce maggior effetto che non farebbe uno schiaffo”.
La vera sfida dei genitori oggi è quindi: ritrovare il coraggio di educare.
Come? Attraverso le regole, la costruzione di una routine, il tempo di qualità passato insieme, l’esempio, l’esserci autentico.